VENEZIA – Sempre di più maturano le relazioni tra il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia per l’implementazione delle relazioni internazionali, lo sviluppo economico congiunto, le attività socio-culturali ed anche per la memoria storica e pluriculturale.
Il prossimo 18 gennaio, alle ore 11, presso il Comune di Portogruaro – Sala Luigi Russolo -, verrà sottoscritto un Protocollo di Intesa tra la Regione del Veneto e quella del Friuli Venezia Giulia per lo sviluppo di iniziative comuni a favore dei corregionali all’estero, frutto di un lungo impegno da parte dell’ Associazione Veneziani nel Mondo e dell’ente friulano EFASCE, nonché risultato della volontà di cooperare e di una sinergia che lega i due territori da un punto di vista storico, culturale ed economico.
La Terza Assemblea Plenaria della Conferenza Permanente Stato-Regioni e Province Autonome – CGIE – svoltasi a Roma il 30 novembre 2009, ha chiesto, tra l’altro, al sistema delle Regioni di lavorare con una più stretta sinergia per realizzare progetti a favore degli italiani all’estero.
Si tratta dell’inizio di un grande cammino, già intrapreso dalla nostra realtà associativa – commenta Loredana Flega (Associazione Veneziani nel Mondo) -, che in passato ha visto organizzare iniziative riguardanti veneti e friulani emigrati, tra cui la commemorazione della tragedia di Izourt nel 2007 e nel 2009, realizzata grazie al supporto delle associazioni italo-francesi Alleanza Franco-Italiana del Midi Pyrénées di Tolosa e dell’Associazione Ricordate di Auzat, e che vede partenariati in essere con enti friulani, quali Efasce e Centro Formazione di Pordenone, per la realizzazione ad esempio di percorsi formativi nell’ambito delle PMI in Argentina.
Si prevedono iniziative comuni per il rafforzamento nelle relazioni anche con le comunità slovene nonché giuliane nel mondo, cioè quelle provenienti dall’estremità del nord-est dell’Italia e dagli esuli italiani provenienti da attuali aree istriane e dalmate, emigrati all’estero.
martedì 12 gennaio 2010
Voices of the Holocaust – A recital by soprano Caroline Helton and pianist Kathryn Goodson –
In occasion of the Day of Remembrance we announce the following event organized by Professor Gabriele Boccaccini, PhD, Professor of Second Temple Judaism and Christian Origins
Department of Near Eastern Studies / Frankel Center for Judaic Studies
University of Michigan :
A recital by soprano Caroline Helton and pianist Kathryn Goodson at the
Kerrytown Concert House
415 North Forth Avenue
Ann Arbor, Michigan 48104
Click here for detailed information
For those who wish further information on the work of Professor Boccaccini you may visit the following links:
Director, Enoch Seminar (International Scholarship on Second Temple Judaism and Christian Origins)
www.enochseminar.org
Editor-in-Chief, Journal “HENOCH: Studies on Judaism and Christianity from Second Temple to Late Antiquity”
www.henochjournal.com
Director, “Second Temple Judaism and Christian Origins/New Testament” Graduate Program
www.umich.edu/~neareast/jcgrw
Department of Near Eastern Studies / Frankel Center for Judaic Studies
University of Michigan :
A recital by soprano Caroline Helton and pianist Kathryn Goodson at the
Kerrytown Concert House
415 North Forth Avenue
Ann Arbor, Michigan 48104
Click here for detailed information
For those who wish further information on the work of Professor Boccaccini you may visit the following links:
Director, Enoch Seminar (International Scholarship on Second Temple Judaism and Christian Origins)
www.enochseminar.org
Editor-in-Chief, Journal “HENOCH: Studies on Judaism and Christianity from Second Temple to Late Antiquity”
www.henochjournal.com
Director, “Second Temple Judaism and Christian Origins/New Testament” Graduate Program
www.umich.edu/~neareast/jcgrw
Detroit promuove Marchionne
http://italianidetroit.wordpress.com/2010/01/12/detroit-promuove-marchionne/
di Andrea Malan
L’esordio di Sergio Marchionne a Detroit come numero uno della Chrysler è faticoso ma di grande soddisfazione: la delegazione di parlamentari americani guidata da Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, si è trattenuta mezz’ora sugli stand della Chrysler, dove il manager italo-canadese – con il consueto maglioncino – ha mostrato soprattutto le auto italiane portate fin qui. Al centro dell’attenzione la 500, ma anche Ferrari e Maserati. La Pelosi è salita sulla 500 elettrica (a fianco c’era la Abarth nera che Marchionne usa quando lavora qui). «Ha una ripresa fenomenale, ma costa ancora troppo» dice il Ceo della Fiat. E spiega alla Pelosi: «Perché i costi scendano avremmo bisogno di volumi molto più elevati». Molto più elevati di quelli che le auto elettriche potrebbero raggiungere in un prossimo futuro: è per questo che Fiat e Chrysler hanno per ora in questo settore piani meno ambiziosi di altri.
«La delegazione del Congresso è venuta a darci un appoggio morale, e a vedere come andavano le cose 6 o 7 mesi dopo il Chapter 11» spiega Marchionne. L’amministrazione Obama ha acquisito il 9% di Chrysler e ha investito complessivamente 120 milioni nell’auto; l’interesse è quindi perfettamente comprensibile. Marchionne ha potuto dare risposte incoraggianti sul piano finanziario, con una liquidità di Chrysler a fine 2009 «leggermente più alta delle stime». Ma l’anno davvero difficile, il manager lo sa, è quello appena iniziato. «Abbiamo meno prodotti della concorrenza – ammette – e siamo pronti a perdere quote di mercato e abbassare i livelli produttivi pur di non cedere sui prezzi». Basta con la politica degli sconti selvaggi, insomma. L’obiettivo per il 2010 è di vendere 1,1 milioni di auto negli Usa contro il meno di un milione venduto nel 2009; se il mercato si riprenderà come nelle attese, a Chrysler basterà conservare l’attuale depressa quota di mercato per farcela. «Dovremo fare il possibile con i prodotti che abbiamo» dice il manager, e cita come esempio la Pt Cruiser bicolore esposta qui al Salone. Il colpo di acceleratore arriverà nell’ultimo trimestre dell’anno, quando dovrebbero esordire 16 tra modelli nuovi e restyling. Paradossalmente, ammette Marchionne, a Chrysler non farebbe comodo una ripresa troppo veloce già quest’anno: «Andrebbe solo a vantaggio dei nostri concorrenti!», scherza.
Ieri con i parlamentari c’era anche Ron Gettelfinger, numero uno del sindacato Uaw, il quale allo stand di Chrysler ha detto che «Marchionne è grande, è perfetto e grande per Chrysler». Alla visita si è accodato anche Steve Rattner, che come ex capo della task force auto di Obama è stato decisivo nel portare Marchionne a Detroit. Proprio a Rattner, Marchionne ha mostrato il debutto più ardito del Salone: una Delta con il marchio Lancia sostituito da quello Chrysler. «L’abbiamo portata per testare il mercato» dice Olivier François, responsabile dei due marchi. Se le reazioni saranno positive, dunque, la Delta potrebbe in un prossimo futuro seguire la 500 oltreoceano. Chrysler cerca intanto di ampliare fin d’ora la base di mercato, puntando sul suo marchio più forte a livello internazionale, avviando trattative per vendere la Jeep in Cina.
Marchionne ha toccato anche argomenti più italiani. I risultati 2009 del gruppo Fiat sono «in linea con i target»; sulla fabbrica siciliana, confermata la decisione «irrevocabile» di cessare la produzione di auto entro il 2012; della ventilata offerta di una cordata guidata dall’imprenditore Simone Cimino, Marchionne dice: «Non lo conosco, ma siamo disposti a lavorare con tutti». Quanto a Pomigliano, «Abbiamo preso la decisione di portare lì la Panda – una decisione che razionalmente non prenderebbe nessuno. E chiediamo un impegno sulla flessibilità».
Il destino del marchio Alfa Romeo è a questo punto separato da quello del suo impianto storico. La casa del biscione «non è in vendita» ma dovrà presentare un piano finanziario solido per convincere a finanziarne l’espansione. «Dobbiamo ridimensionare le aspettative dell’Alfa – spiega – e farla ripartire da una base solida. Ci siamo tutti innamorati di una certa storia dell’Alfa, ma se poi andiamo a vedere la capacità del marchio di mantenere quota… Sono molto contento della MiTo e della nuova Giulietta che arriva a Ginevra, ma per i segmenti superiori la domanda da farsi è: a chi le vendiamo, e a che prezzi? La concorernza sono i tedeschi qui sotto».
di Andrea Malan
L’esordio di Sergio Marchionne a Detroit come numero uno della Chrysler è faticoso ma di grande soddisfazione: la delegazione di parlamentari americani guidata da Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, si è trattenuta mezz’ora sugli stand della Chrysler, dove il manager italo-canadese – con il consueto maglioncino – ha mostrato soprattutto le auto italiane portate fin qui. Al centro dell’attenzione la 500, ma anche Ferrari e Maserati. La Pelosi è salita sulla 500 elettrica (a fianco c’era la Abarth nera che Marchionne usa quando lavora qui). «Ha una ripresa fenomenale, ma costa ancora troppo» dice il Ceo della Fiat. E spiega alla Pelosi: «Perché i costi scendano avremmo bisogno di volumi molto più elevati». Molto più elevati di quelli che le auto elettriche potrebbero raggiungere in un prossimo futuro: è per questo che Fiat e Chrysler hanno per ora in questo settore piani meno ambiziosi di altri.
«La delegazione del Congresso è venuta a darci un appoggio morale, e a vedere come andavano le cose 6 o 7 mesi dopo il Chapter 11» spiega Marchionne. L’amministrazione Obama ha acquisito il 9% di Chrysler e ha investito complessivamente 120 milioni nell’auto; l’interesse è quindi perfettamente comprensibile. Marchionne ha potuto dare risposte incoraggianti sul piano finanziario, con una liquidità di Chrysler a fine 2009 «leggermente più alta delle stime». Ma l’anno davvero difficile, il manager lo sa, è quello appena iniziato. «Abbiamo meno prodotti della concorrenza – ammette – e siamo pronti a perdere quote di mercato e abbassare i livelli produttivi pur di non cedere sui prezzi». Basta con la politica degli sconti selvaggi, insomma. L’obiettivo per il 2010 è di vendere 1,1 milioni di auto negli Usa contro il meno di un milione venduto nel 2009; se il mercato si riprenderà come nelle attese, a Chrysler basterà conservare l’attuale depressa quota di mercato per farcela. «Dovremo fare il possibile con i prodotti che abbiamo» dice il manager, e cita come esempio la Pt Cruiser bicolore esposta qui al Salone. Il colpo di acceleratore arriverà nell’ultimo trimestre dell’anno, quando dovrebbero esordire 16 tra modelli nuovi e restyling. Paradossalmente, ammette Marchionne, a Chrysler non farebbe comodo una ripresa troppo veloce già quest’anno: «Andrebbe solo a vantaggio dei nostri concorrenti!», scherza.
Ieri con i parlamentari c’era anche Ron Gettelfinger, numero uno del sindacato Uaw, il quale allo stand di Chrysler ha detto che «Marchionne è grande, è perfetto e grande per Chrysler». Alla visita si è accodato anche Steve Rattner, che come ex capo della task force auto di Obama è stato decisivo nel portare Marchionne a Detroit. Proprio a Rattner, Marchionne ha mostrato il debutto più ardito del Salone: una Delta con il marchio Lancia sostituito da quello Chrysler. «L’abbiamo portata per testare il mercato» dice Olivier François, responsabile dei due marchi. Se le reazioni saranno positive, dunque, la Delta potrebbe in un prossimo futuro seguire la 500 oltreoceano. Chrysler cerca intanto di ampliare fin d’ora la base di mercato, puntando sul suo marchio più forte a livello internazionale, avviando trattative per vendere la Jeep in Cina.
Marchionne ha toccato anche argomenti più italiani. I risultati 2009 del gruppo Fiat sono «in linea con i target»; sulla fabbrica siciliana, confermata la decisione «irrevocabile» di cessare la produzione di auto entro il 2012; della ventilata offerta di una cordata guidata dall’imprenditore Simone Cimino, Marchionne dice: «Non lo conosco, ma siamo disposti a lavorare con tutti». Quanto a Pomigliano, «Abbiamo preso la decisione di portare lì la Panda – una decisione che razionalmente non prenderebbe nessuno. E chiediamo un impegno sulla flessibilità».
Il destino del marchio Alfa Romeo è a questo punto separato da quello del suo impianto storico. La casa del biscione «non è in vendita» ma dovrà presentare un piano finanziario solido per convincere a finanziarne l’espansione. «Dobbiamo ridimensionare le aspettative dell’Alfa – spiega – e farla ripartire da una base solida. Ci siamo tutti innamorati di una certa storia dell’Alfa, ma se poi andiamo a vedere la capacità del marchio di mantenere quota… Sono molto contento della MiTo e della nuova Giulietta che arriva a Ginevra, ma per i segmenti superiori la domanda da farsi è: a chi le vendiamo, e a che prezzi? La concorernza sono i tedeschi qui sotto».
mercoledì 6 gennaio 2010
Il Vendicatore incontinente contro l'occhio dei partiti
http://emigrazionedetroit.wordpress.com/2010/01/03/il-vendicatore-incontinente-contro-locchio-dei-partiti/
Elezioni Comites a Washington
“L’Occhio del Partito ti guarda”
DETROIT – Domenica prossima a Washington, nella sede dell’Ambasciata italiana, si voterà per eleggere i cinque membri della delegazione degli Stati Uniti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
All’elezione parteciperanno 335 elettori composti da tutti i membri eletti degli undici Comites degli USA, dai membri dei Comites cooptati e dai rappresentanti di associazioni scelti dall’autorità consolare (45% del totale).
La campagna elettorale si è svolta soprattutto via Internet e telefono perché le spese sono state affrontate personalmente dai molti volontari candidati. Due organizzazioni però, Azzurri nel Mondo di Forza Italia e CTIM di Alleanza Nazionale, hanno ricevuto fondi dall’Italia sia per la campagna elettorale sia per le loro convenzioni. Per il CTIM si parla di 60/70 mila dollari, nulla si sa sugli Azzurri se non che avranno la loro mini-convenzione il 25 giugno a Washington
Il CTIM ha avuto la sua convenzione a Stanford, Connecticut, dove circa 40 delegati si sono riuniti per scegliere i loro candidati e le spese di viaggio, alloggio e vitto sono state pagate dal CTIM.
Una settimana dopo la convenzione, tutti i partecipanti hanno ricevuto questo messaggio a firma del Coordinatore Vincenzo Centofanti: “Cari amici, mi permetto di ricordarvi che alla Convenzione di Stamford Ct. sono stati democraticamente indicati i nomi dei quattro candidati per cui ci siamo impegnati di votare. I candidati sono: Centofanti Vincenzo, Solimeo Luigi, Della Nebbia Valter, Delli Carpini Domenico. Faccio appello alla onorabilità di tutti coloro che si sono impegnati e hanno dato la parola che avrebbero rispettato i risultati delle votazioni. Non saranno tollerati intrallazzi e manifestazioni di indisciplina per cui contiamo sulla vostra collaborazione. Arrivederci a Washington. Salutissimi”.
Manca solo il titolo “L’occhio del partito ti guarda”. (Domenico Mancini-Inform)
http://www.mclink.it/com/inform/art/art_04/04n131a5.htm
Elezioni Comites a Washington
“L’Occhio del Partito ti guarda”
DETROIT – Domenica prossima a Washington, nella sede dell’Ambasciata italiana, si voterà per eleggere i cinque membri della delegazione degli Stati Uniti al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
All’elezione parteciperanno 335 elettori composti da tutti i membri eletti degli undici Comites degli USA, dai membri dei Comites cooptati e dai rappresentanti di associazioni scelti dall’autorità consolare (45% del totale).
La campagna elettorale si è svolta soprattutto via Internet e telefono perché le spese sono state affrontate personalmente dai molti volontari candidati. Due organizzazioni però, Azzurri nel Mondo di Forza Italia e CTIM di Alleanza Nazionale, hanno ricevuto fondi dall’Italia sia per la campagna elettorale sia per le loro convenzioni. Per il CTIM si parla di 60/70 mila dollari, nulla si sa sugli Azzurri se non che avranno la loro mini-convenzione il 25 giugno a Washington
Il CTIM ha avuto la sua convenzione a Stanford, Connecticut, dove circa 40 delegati si sono riuniti per scegliere i loro candidati e le spese di viaggio, alloggio e vitto sono state pagate dal CTIM.
Una settimana dopo la convenzione, tutti i partecipanti hanno ricevuto questo messaggio a firma del Coordinatore Vincenzo Centofanti: “Cari amici, mi permetto di ricordarvi che alla Convenzione di Stamford Ct. sono stati democraticamente indicati i nomi dei quattro candidati per cui ci siamo impegnati di votare. I candidati sono: Centofanti Vincenzo, Solimeo Luigi, Della Nebbia Valter, Delli Carpini Domenico. Faccio appello alla onorabilità di tutti coloro che si sono impegnati e hanno dato la parola che avrebbero rispettato i risultati delle votazioni. Non saranno tollerati intrallazzi e manifestazioni di indisciplina per cui contiamo sulla vostra collaborazione. Arrivederci a Washington. Salutissimi”.
Manca solo il titolo “L’occhio del partito ti guarda”. (Domenico Mancini-Inform)
http://www.mclink.it/com/inform/art/art_04/04n131a5.htm
domenica 3 gennaio 2010
Italian Movie Night – January 2010
Luce dei miei occhi
By Giuseppe Piccioni
Also known as:
Light of My Eyes
When: Friday, January 8, 2010 at 7 pm
Screening is free of charge
Space is limited!
For info contact: education@dantemichigan.org
Where: Dante Alighieri Society Michigan Chapter
630 Old Woodward – Suite 102
Birmingham, MI 48009
+1 – (248) - 250 - 8928
By Giuseppe Piccioni
Also known as:
Light of My Eyes
When: Friday, January 8, 2010 at 7 pm
Screening is free of charge
Space is limited!
For info contact: education@dantemichigan.org
Where: Dante Alighieri Society Michigan Chapter
630 Old Woodward – Suite 102
Birmingham, MI 48009
+1 – (248) - 250 - 8928
Toto' contro Maciste? No, il vendicatore contro Umberto Eco
Qui Detroit
da Domenico Mancini
(Sun, 07 Oct 2001 19:09:32 -0400)
--------------------------------------------------------------------------------
Caro Eco,
mi sono sforzato di leggere il suo articolo4à4 ma vede, vorrei ricordarle
cosa dicevano i romani : primum vivere….inde philosophare.
Se questa parte dell’islam e’ religione …..Puah!
Quando si uccide, si uccide e le possibili vittime, in questo caso
designate dai gruppi fondamentalisti, hanno il DOVERE di neutralizzare
il pericolo, con qualunque mezzo
Per me porgere l’altra guancia e’ una frase scritta nel vangelo,
null’altro.
Stia bene
D. Mancini
P.S.
Vorrei vedere se le fosse una donna se sarebbe disposto a trattare
sull’infibulazià4
one.
AAAAAAAAAAAAAAAAA
http://italianidetroit.wordpress.com/2010/01/03/il-vendicatore-ne-ha-per-tutti-stavolta-tocca-ad-umberto-eco/
da Domenico Mancini
(Sun, 07 Oct 2001 19:09:32 -0400)
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Caro Eco,
mi sono sforzato di leggere il suo articolo4à4 ma vede, vorrei ricordarle
cosa dicevano i romani : primum vivere….inde philosophare.
Se questa parte dell’islam e’ religione …..Puah!
Quando si uccide, si uccide e le possibili vittime, in questo caso
designate dai gruppi fondamentalisti, hanno il DOVERE di neutralizzare
il pericolo, con qualunque mezzo
Per me porgere l’altra guancia e’ una frase scritta nel vangelo,
null’altro.
Stia bene
D. Mancini
P.S.
Vorrei vedere se le fosse una donna se sarebbe disposto a trattare
sull’infibulazià4
one.
AAAAAAAAAAAAAAAAA
http://italianidetroit.wordpress.com/2010/01/03/il-vendicatore-ne-ha-per-tutti-stavolta-tocca-ad-umberto-eco/
Amarcord: ” la casta dei farnesini” e ” spiegare a noi come se ne avessimo bisogno..”
Gentile Signor Chiaberge,
vivo all’estero, Detroit, ed ho letto con grande interesse il suo articolo ma non perche’ dice cose nuove, almeno per noi emigrati, ma perche’ quelle cose sono state pubblicate da un grande giornale in Italia.
Le cose che lei dice e’ una vita che le dico e le ascolto tra la nostra gente. E’ una vita che tentiamo di far capire che questo comportamento e’ contro gli interessi degli emigrati italiani e dell’Italia tutta ma la casta dei farnesini e’ insensibile ai nostri suggerimenti e ai nostri diritti e continua sulla stessa strada.
Cosa ancora piu’ vergognosa e’ il comportamento degli enti che gestiscono i programmi della lingua italiana. Gestiscono centinaia di migliaia di euro e noi non sappiamo cosa ne fanno e non ne vediamo alcun beneficio nella comunita’. Il comportamento di alcuni di questi enti gestori e’ assolutamente vergognoso e nonostante le proteste nulla cambia anche per l’opposizione che alcuni consoli fanno ad ogni richiesta di trasparenza.
Cordiali saluti
Domenico Mancini – Detroit
http://riccardochiaberge.blog.ilsole24ore.com/2008/06/i-fannulloni-de.html
——————-
Domenico Mancini (Comites Detroit): Serafini “il candidato ideale”?
DETROIT – Scusatemi l’osservazione, eh, ma questo si autodefinisce “il candidato ideale” e poi se n’esce con il tentativo di spiegare l’AIRE (vedi Inform n. 221, ndr)come se noi italiani all’estero ne avessimo ancora bisogno. E poi in questo modo? Ma scherziamo! Offensivo! E poi Dom Serafini si autodefinisce “il candidato ideale”? In base a che? A cosa? Ma abbiamo bisogno di uno che, tanto per cominciare, si è fatto chiamare, e continua a farlo, Dom? Cos’ha il suo nome intero che non può essere usato?
Ma soprattutto dov’è il suo programma? Cosa intende fare se eletto? E come è arrivato a formularlo, quando si degnerà di farcelo conoscere questo programma? In base a quali esperienze? Silenzio assoluto. Serafini è salito sul podio agli inizi del 2005, ora siamo a 162 giorni dalle elezioni e da Serafini Domenico non abbiamo ancora sentito una parola seria. Soltanto “quisquiglie, pinzellacchere”, come avrebbe detto Totò.
Serafini era un illustre sconosciuto fino a pochi mesi fa perché aveva scelto di pensare ai suoi affari, primum vivere deinde philosophare. Onesta scelta e lui era ed è padrone di farla. Se n’è stato fuori della comunità fino a che ha sentito le magiche parole: voto, elezione, Parlamento, stipendio, benefici, potere ecc. ecc,. si è accesa in lui l’insegna “business” ed è scattato come una molla per mettersi in mostra.
Ha fatto la valigia e si è messo in viaggio visitando varie città, incontrando consoli ed editori di pubblicazioni, inviando messaggi pieni di fumo e proclamando ai quattro venti di essere il “candidato ideale” e “il front runner” e ancora di essere “in pole position”. Forse i suoi consiglieri gli hanno detto “fai così e la stirpe italica finirà per crederci” . Mi sto convincendo che lui è stato il primo a crederci.
Mi ripeto, continuamente, che questo Serafini non andrà lontano perché noi siamo intelligenti, molto più intelligenti di quello che lui crede. Noi non meritiamo un tizio del genere, Sinceramente. Il solo pensiero che lui potrebbe essere un candidato, solo questo, mi tiene sveglio la notte.
Un salutone a tutti, anche a Domenico Serafini perché qui non c’è nulla di personale e, fuori della politica, siamo tutti emigrati e amici. Daccordo? (Domenico Mancini)
http://www.mclink.it/com/inform/art/art_05/05n22206.htm
vivo all’estero, Detroit, ed ho letto con grande interesse il suo articolo ma non perche’ dice cose nuove, almeno per noi emigrati, ma perche’ quelle cose sono state pubblicate da un grande giornale in Italia.
Le cose che lei dice e’ una vita che le dico e le ascolto tra la nostra gente. E’ una vita che tentiamo di far capire che questo comportamento e’ contro gli interessi degli emigrati italiani e dell’Italia tutta ma la casta dei farnesini e’ insensibile ai nostri suggerimenti e ai nostri diritti e continua sulla stessa strada.
Cosa ancora piu’ vergognosa e’ il comportamento degli enti che gestiscono i programmi della lingua italiana. Gestiscono centinaia di migliaia di euro e noi non sappiamo cosa ne fanno e non ne vediamo alcun beneficio nella comunita’. Il comportamento di alcuni di questi enti gestori e’ assolutamente vergognoso e nonostante le proteste nulla cambia anche per l’opposizione che alcuni consoli fanno ad ogni richiesta di trasparenza.
Cordiali saluti
Domenico Mancini – Detroit
http://riccardochiaberge.blog.ilsole24ore.com/2008/06/i-fannulloni-de.html
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Domenico Mancini (Comites Detroit): Serafini “il candidato ideale”?
DETROIT – Scusatemi l’osservazione, eh, ma questo si autodefinisce “il candidato ideale” e poi se n’esce con il tentativo di spiegare l’AIRE (vedi Inform n. 221, ndr)come se noi italiani all’estero ne avessimo ancora bisogno. E poi in questo modo? Ma scherziamo! Offensivo! E poi Dom Serafini si autodefinisce “il candidato ideale”? In base a che? A cosa? Ma abbiamo bisogno di uno che, tanto per cominciare, si è fatto chiamare, e continua a farlo, Dom? Cos’ha il suo nome intero che non può essere usato?
Ma soprattutto dov’è il suo programma? Cosa intende fare se eletto? E come è arrivato a formularlo, quando si degnerà di farcelo conoscere questo programma? In base a quali esperienze? Silenzio assoluto. Serafini è salito sul podio agli inizi del 2005, ora siamo a 162 giorni dalle elezioni e da Serafini Domenico non abbiamo ancora sentito una parola seria. Soltanto “quisquiglie, pinzellacchere”, come avrebbe detto Totò.
Serafini era un illustre sconosciuto fino a pochi mesi fa perché aveva scelto di pensare ai suoi affari, primum vivere deinde philosophare. Onesta scelta e lui era ed è padrone di farla. Se n’è stato fuori della comunità fino a che ha sentito le magiche parole: voto, elezione, Parlamento, stipendio, benefici, potere ecc. ecc,. si è accesa in lui l’insegna “business” ed è scattato come una molla per mettersi in mostra.
Ha fatto la valigia e si è messo in viaggio visitando varie città, incontrando consoli ed editori di pubblicazioni, inviando messaggi pieni di fumo e proclamando ai quattro venti di essere il “candidato ideale” e “il front runner” e ancora di essere “in pole position”. Forse i suoi consiglieri gli hanno detto “fai così e la stirpe italica finirà per crederci” . Mi sto convincendo che lui è stato il primo a crederci.
Mi ripeto, continuamente, che questo Serafini non andrà lontano perché noi siamo intelligenti, molto più intelligenti di quello che lui crede. Noi non meritiamo un tizio del genere, Sinceramente. Il solo pensiero che lui potrebbe essere un candidato, solo questo, mi tiene sveglio la notte.
Un salutone a tutti, anche a Domenico Serafini perché qui non c’è nulla di personale e, fuori della politica, siamo tutti emigrati e amici. Daccordo? (Domenico Mancini)
http://www.mclink.it/com/inform/art/art_05/05n22206.htm
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